Fiore di virtù  

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Kunstformen der Natur (1904) by Ernst Haeckel
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Kunstformen der Natur (1904) by Ernst Haeckel

Il Fiore di virtù è un florilegio di carattere e contenuto moraleggiante redatto nei primi anni del XIV secolo da un certo frate Tommaso, che visse tra gli ultimi del secolo XIII e i primi del XIV.

Sulla vera identità dell'autore del fortunato trattato molte sono state le ipotesi. Guido Zaccagnini, sulla base dell'analisi dell'explicit contenuto nel manoscritto Laurenziano Gaddiano 115, ritiene che l'opera sia da attribuire a Tommaso Gozzadini, nato nel 1260 e morto nel 1329, un notaio di Bologna. Questa ipotesi è stata da altri critici confutata perché l'explicit in questione si troverebbe alla fine del codice sopra indicato che contiene anche un passo di Bono Giamboni tratto da la "Miseria dell'uomo" che volgarizza l'"Ars loquendi et tacendi", una raccolta di detti di Albertano da Brescia, e pertanto la raccolta "Fiore di virtù" potrebbe essere non l'opera originale, ma semplicemente la compilazione del citato "frate Tommaso".

La raccolta, della quale si possiedono ben oltre settanta manoscritti, ebbe una grande fortuna e venne riproposta in molte edizioni del Quattrocento e tradotta in numerose lingue, tra cui il francese, lo spagnolo, il catalano, il rumeno, il greco, il russo, il croato e l'armeno.

L'opera, scritta in una prosa quasi dialettale, è suddivisa in trentacinque capitoli dedicati e intitolati in modo alterno ad una virtù e ad un vizio, associati nel titolo alle caratteristiche di un animale. I capitoli seguono uno schema ripetitivo: viene infatti dapprima data la definizione del vizio o della virtù, seguono numerosi giudizi, soprattutto di filosofi o di provenienza biblica, infine alle volte il capitolo si conclude con una breve narrazione che serva da esempio.

Nell'opera si avverte l'influsso della scuola stilnovista e del Convivio di Dante, mentre tra le fonti principali e prevalentemente medievali risaltano quelle di Bartolomeo Anglico, di San Tommaso, i trattati di Albertano, la Summa di Guglielmo Peraldo e il De regimine principium di Egidio Colonna.

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